Vita

Un bravo papà

Posted in fotostorie, new by raffack on 29 Maggio 2011

Partiti Robin e le cinciarelle è rimasto solo Black a frequentare il mio snackpoint. Per evitare  l’invasione di piccioni e formiche il cibo viene dato solo a richiesta, ma a un certo punto le visite di Black si sono fatte frequentissime e concitate e ho capito che aveva dei piccoli a cui badare.

Nel video si vede con che  tecnica e pazienza ordina nel becco i pinoli. Alla fine appare anche il suo paperotto, che è piuttosto bruttino…

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ciao, piccolo Robin

Posted in fotostorie, new by raffack on 20 marzo 2011

Alba silenziosissima senza Robin il mio amico pettirosso (era tornato nel mio giardino il 4 novembre, ha cantato tutte le mattine per quasi 5 mesi, che meraviglia!).

Da due giorni cantava a pieni polmoni ma non passava a chiedermi i pinoli. Da febbraio cantava tutto il giorno, dapprima canterellava a becco chiuso sull’oleandro poi forte sul faggio.   Mi sei mancato stamattina, Robin, soldino di cacio!

Gesù ha detto che Dio si preoccupa dei passeri che si vendono per due soldi, spero tanto che protegga dalle reti e dalle aquile il tuo viaggio verso le montagne (chissà dove vai? papà dice in un bosco vero a mangiar pinoli trovati nelle pigne e non più nei sacchetti).

Ti auguro di trovar sempre ragnetti e grassi vermi nei tuoi saltelli tra i cespugli.

Oggi per riguardo a te e per nostalgia ho dato da mangiare non solo pinoli a Black e noccioline alle cince ma anche una fetta biscottata ai piccioni. Non ci potevano credere! Ormai mi venerano!

Fra un po’ l’oleandro si riempirà di fiori per farmi dimenticare come è più bello quando i colori sono anche capaci di volare e di tenermi d’occhio! Ma questo silenzio triste mi fa più chiaro quanto è sbagliato l’attacco in Libia, che Gesù abbia pietà di noi e ci perdoni.

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Manoppello

Posted in fotostorie, Gesù Cristo, new by raffack on 16 Maggio 2010

The Veil Of Veronica


D’improvviso l’uomo vede Gesù, il Mistero, che parte, va, va, va… allora lo insegue: va, ritorna a valle, tra gli uomini che mungono, che mangiano, che pisolano…


Luigi Giussani Si può (veramente?!) vivere così?

Link al Volto Santo di Manoppello: italiano inglese mie foto

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mi manca

Posted in fotostorie, new by raffack on 1 aprile 2010

Da sabato 27 marzo Piumotto non è più venuto a mangiare, sigh!

Era un pappagallo ma io lo chiamavo gattogallo perchè pappagallo non lo descrive: non mangia tanto e ha una faccia da gatto (in questa foto non si vede molto!) su un corpo da galletto. Anche il carattere è un incrocio tra un uccello e un gatto: indipendente, curioso, abitudinario, spavaldo e fifone.

Se non fosse per un’orrenda cornacchia grossa come un tacchino che per due giorni ha stazionato sull’antenna di fronte a casa (e che poi se ne è andata) potrei pensare  che:

– Piumotto se ne è andato col suo stormo di piccioni. In fondo era arrivato con loro in dicembre e noi dei piccioni abbiamo fatto di tutto per liberarcene;

– è iniziata la primavera e non ha più bisogno dei miei semi;

– qualcuno lo ha preso. Ogni volta che arrivava si sentiva: “Guarda che bel pappagallo!”. Purtroppo però da sabato non l’ho più sentito gridare, significa che non è in zona.

Tutti, tranne mio papà, mi dicevano di metterlo in gabbia, ma era così felice di volare con le sue ali azzurre, come un piccolo arcobaleno. E mi pareva soddisfatto del suo ruolo di ladro vagabondo, anche se era dimagrito, sporco e pieno di pulci (la libertà ha un certo prezzo di questi tempi!)

Chissà? se non lo hanno mangiato, magari un giorno ritorna a rifarmi il suo spettacolino in attesa di applausi.  Ma  se quell’orribile aquila lo ha mangiato spero tanto che ci sia un paradiso  di alberi e cieli per lui!

“Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio”.

Luca 12,6

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Inverno

Posted in disegno, fotostorie, new, prosa, tempo by raffack on 8 febbraio 2010

Questo brano di Barthélemy mi è tornato alla mente in questi giorni freddi guardando gli uccellini più piccoli sussultare per un nulla.

… L’uomo è passato da Dio padre a un Dio giudice che teme e di cui sfugge il volto: è Dio che è cambiato nei riguardi dell’uomo? Non credo, è principalmente nell’animo stesso dell’uomo che questo è avvenuto.

L’uomo dopo il peccato, appena drizzato nella sua autonomia contro ogni dipendenza, si dice: “Cosa ne penserà Dio? Cosa farei io, se qualcuno si ribellasse contro di me, come io ho fatto nei confronti di Dio?” È evidente che un simile uomo serberebbe nel suo cuore irrigidito rancore e astio ed esigerebbe una riparazione umiliante prima di riaprire la porta a poco a poco.

Così ha ragionato tra sé quel figlio: “Gli dirò: riprendimi come uno dei tuoi servi”. E si è avvicinato alla casa pronto ad umiliarsi di fronte al Padre.

E incontrando il padre che lo aspetta – perché lo aspettava da sempre nel suo amore – lui non capisce cosa il padre sente e comincia a recitare il discorso che si era preparato.

Non lo può capire perché ribellandosi ne ha sfigurato in se stesso la sua immagine. Infatti non si era detto: “mi manca l’amore di mio padre”, ma “non ho più nulla da mangiare”. Il suo ritorno non è che una soluzione di ripiego. E il gesto di asservimento sembra – ai suoi occhi di ribelle che hanno caricaturato l’immagine del padre – l’unica possibilità per la riconciliazione.

Ebbene, lo stesso malinteso separò l’uomo da Dio nella prima colpa. La situazione normale dell’uomo non era di paura verso Dio, ma una volta deformata in se stesso l’immagine del padre, figurandoselo come un despota, allora cominciò a temerlo.

Il ritorno dell’uomo a Dio consisterà innanzitutto in un riavvicinamento. Dio dovrà riavvicinarlo, laboriosamente, come si avvicina un uccello impaurito. Non bisogna prenderlo tra le mani in un colpo solo, ma innanzitutto familiarizzarlo.

Si mette una briciola di pane dietro la finestra chiusa. L’uccello non verrebbe se la finestra fosse aperta.

Si ripete questa operazione per molti giorni. Un giorno si socchiude la finestra, e l’uccello viene ugualmente perché è ormai abituato. Più tardi arriveremo a mettere le briciole sull’angolo del tavolo, ed egli verrà a poco a poco, anche se il più piccolo dei nostri gesti lo inquieta e lo fa tremare.

È quello che Dio fa con l’uomo.

Ma se l’uccello si rassegna ad avvicinarsi è perché è inverno. D’estate non riusciremo ad avvicinarlo; d’inverno non trova nulla da mangiare, e allora si avvicina alle finestre degli uomini che pure teme.

Dio non potrà riavvicinare un popolo che in inverno.

J.D. Barthélemy, Dio e la sua immagine

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