Vita

Inverno

Posted in disegno, fotostorie, new, prosa, tempo by raffack on 8 febbraio 2010

Questo brano di Barthélemy mi è tornato alla mente in questi giorni freddi guardando gli uccellini più piccoli sussultare per un nulla.

… L’uomo è passato da Dio padre a un Dio giudice che teme e di cui sfugge il volto: è Dio che è cambiato nei riguardi dell’uomo? Non credo, è principalmente nell’animo stesso dell’uomo che questo è avvenuto.

L’uomo dopo il peccato, appena drizzato nella sua autonomia contro ogni dipendenza, si dice: “Cosa ne penserà Dio? Cosa farei io, se qualcuno si ribellasse contro di me, come io ho fatto nei confronti di Dio?” È evidente che un simile uomo serberebbe nel suo cuore irrigidito rancore e astio ed esigerebbe una riparazione umiliante prima di riaprire la porta a poco a poco.

Così ha ragionato tra sé quel figlio: “Gli dirò: riprendimi come uno dei tuoi servi”. E si è avvicinato alla casa pronto ad umiliarsi di fronte al Padre.

E incontrando il padre che lo aspetta – perché lo aspettava da sempre nel suo amore – lui non capisce cosa il padre sente e comincia a recitare il discorso che si era preparato.

Non lo può capire perché ribellandosi ne ha sfigurato in se stesso la sua immagine. Infatti non si era detto: “mi manca l’amore di mio padre”, ma “non ho più nulla da mangiare”. Il suo ritorno non è che una soluzione di ripiego. E il gesto di asservimento sembra – ai suoi occhi di ribelle che hanno caricaturato l’immagine del padre – l’unica possibilità per la riconciliazione.

Ebbene, lo stesso malinteso separò l’uomo da Dio nella prima colpa. La situazione normale dell’uomo non era di paura verso Dio, ma una volta deformata in se stesso l’immagine del padre, figurandoselo come un despota, allora cominciò a temerlo.

Il ritorno dell’uomo a Dio consisterà innanzitutto in un riavvicinamento. Dio dovrà riavvicinarlo, laboriosamente, come si avvicina un uccello impaurito. Non bisogna prenderlo tra le mani in un colpo solo, ma innanzitutto familiarizzarlo.

Si mette una briciola di pane dietro la finestra chiusa. L’uccello non verrebbe se la finestra fosse aperta.

Si ripete questa operazione per molti giorni. Un giorno si socchiude la finestra, e l’uccello viene ugualmente perché è ormai abituato. Più tardi arriveremo a mettere le briciole sull’angolo del tavolo, ed egli verrà a poco a poco, anche se il più piccolo dei nostri gesti lo inquieta e lo fa tremare.

È quello che Dio fa con l’uomo.

Ma se l’uccello si rassegna ad avvicinarsi è perché è inverno. D’estate non riusciremo ad avvicinarlo; d’inverno non trova nulla da mangiare, e allora si avvicina alle finestre degli uomini che pure teme.

Dio non potrà riavvicinare un popolo che in inverno.

J.D. Barthélemy, Dio e la sua immagine

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